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“Sono un prigioniero di guerra”, dice con sfida Nicolás Maduro davanti a un tribunale statunitense

Illustrazione originale del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, durante la lettura delle accuse per narcotraffico e armi, accompagnati dai loro avvocati difensori in un’aula di tribunale. Creazione editoriale propria.

Durante la sua prima comparizione davanti a un tribunale federale di New York, Nicolás Maduro si è mostrato sfidante, dichiarandosi un “prigioniero di guerra” e denunciando di essere stato “rapito” dagli Stati Uniti. Indossava l’uniforme carceraria di New York e cuffie per la traduzione simultanea quando si è dichiarato non colpevole delle accuse di narcotraffico e traffico d’armi.

La scena giudiziaria ha avuto un immediato riflesso a Caracas, dove un suo ex collaboratore ha prestato giuramento come presidente ad interim, promettendo cooperazione con Washington. Il contrasto è apparso netto: mentre a Manhattan venivano letti i capi d’accusa, in Venezuela si tentava di chiudere una transizione sotto osservazione internazionale.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito la comparizione di Maduro “un momento straordinario della storia”, ma ha raffreddato le aspettative su elezioni imminenti. “Prima dobbiamo rimettere in salute il Paese”, ha dichiarato, sostenendo che al momento non esistono le condizioni per un voto libero.

Alle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno difeso l’operazione come una “azione chirurgica di applicazione della legge”, escludendo qualsiasi stato di guerra o occupazione. Cina, Russia, Brasile, Colombia, Cuba e Spagna hanno espresso forte preoccupazione, mentre il Regno Unito ha riconosciuto il carattere corrotto e illegittimo del regime deposto.

Trump ha inoltre esteso la sua retorica ad altri scenari geopolitici, alimentando tensioni su Cuba e Colombia, mentre dalla Danimarca è arrivato l’invito a prendere sul serio — e a fermare — le ipotesi di annessione della Groenlandia.

Analisti del settore energetico hanno osservato che un eventuale accesso controllato alle riserve petrolifere venezuelane potrebbe, nel medio periodo, incidere sul prezzo del Brent, ma hanno avvertito che la ripresa della produzione richiederebbe anni e investimenti enormi.

Il Regno Unito ha dichiarato di “non versare lacrime” per la fine del governo Maduro, chiedendo però chiarimenti sulla base giuridica dell’operazione. Il nodo centrale resta aperto: legalità, precedenti e limiti dell’uso della forza.

Cuba ha denunciato la morte di decine di suoi militari e agenti di sicurezza durante il tentativo di impedire la cattura di Maduro, mentre si registrano anche vittime civili. In tribunale, l’ex presidente ha ribadito la propria innocenza. Fuori dall’aula, il mondo discute se si tratti di un caso eccezionale o dell’inizio di una nuova dottrina di potere.

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