Nelle foreste ghiacciate del nord della regione di Kharkiv, la guerra si combatte attraverso degli schermi. Da rifugi sotterranei, giovani ucraini pilotano droni che cercano, seguono e uccidono combattenti russi a chilometri di distanza. Per molti di loro, la morte è diventata un elemento quotidiano del lavoro.
«Non mi sono proposto di essere giudice, giuria e boia», ha detto Strig, un operatore di droni di 21 anni che partecipa a missioni di ricerca e distruzione contro piloti russi. «Ma è questo che sono diventato. E va bene così. Uccidere diventa qualcosa di naturale.»
Strig, cittadino rumeno cresciuto in Gran Bretagna prima di trasferirsi in Ucraina nel 2024, presta servizio nella 13ª Brigata Khartiia, un’unità specializzata nell’individuare e neutralizzare operatori di droni russi. «È la cosa più facile del mondo», ha aggiunto. «C’è chi vuole provare empatia per tutti. Io no.»
L’aumento delle perdite russe è diventato un asse centrale della strategia ucraina nel 2026. Le autorità della difesa hanno indicato come obiettivo quello di infliggere decine di migliaia di perdite al mese, nella convinzione che far salire il costo umano renda politicamente insostenibile la prosecuzione della guerra per Mosca. Analisti occidentali sostengono che, in alcuni mesi recenti, le perdite russe abbiano superato la capacità di reclutamento del Cremlino.
La trasformazione del campo di battaglia spiega in parte questo cambiamento di approccio. Secondo stime militari, oggi i droni causano la maggior parte delle perdite da entrambe le parti. La guerra, che per decenni è stata associata allo sforzo fisico della fanteria, dipende ora da competenze tecniche, coordinamento digitale e capacità decisionale sotto pressione.
«Se ti piacevano i videogiochi e volevi combattere, hai già una base per diventare pilota di droni», ha spiegato il sottotenente Yurii Butusov, comandante di un plotone di droni della 13ª Brigata. «Un operatore di 20 anni può causare più danni di un cecchino con decenni di esperienza.»
Nella sala operativa, più di venti monitor trasmettono immagini sgranate dal fronte: soldati che avanzano tra gli alberi, droni sospesi nell’aria, lampi di esplosioni improvvise. Alcuni apparecchi restano immobili per ore lungo le rotte logistiche russe, in attesa che passi un veicolo.
In una registrazione recente, due soldati russi hanno individuato un drone all’ultimo istante e si sono gettati a terra. Uno è rimasto ferito. Pochi minuti dopo, un altro drone lo ha colpito mentre cercava riparo.
Ma la logica della guerra con i droni non si limita ad attaccare la fanteria. Da entrambe le parti, eliminare gli operatori nemici è diventata una priorità strategica. «Se uccidi il pilota, paralizzi l’intero sistema», ha detto Butusov. «Formarne uno nuovo richiede tempo. Colpire la logistica rallenta; eliminare gli operatori può fermare completamente un’unità.»
La Russia ha risposto nel 2024 con la creazione di un’unità d’élite dedicata alla caccia ai piloti di droni ucraini nella cosiddetta “profondità operativa”. I primi successi hanno costretto Kiev a rivedere la propria strategia e a dare priorità all’individuazione dei centri di comando e dei rifugi mimetizzati.
Per farlo, le forze ucraine combinano immagini satellitari, radar e ricognizione con droni in sistemi digitali che consentono di individuare schemi di volo ed emissioni. Ciononostante, localizzare operatori nascosti in bunker coperti da reti mimetiche richiede giorni di osservazione e analisi.
L’unità di Butusov riflette l’eterogeneità dello sforzo bellico ucraino: un’ex campionessa giovanile di atletica, volontari latinoamericani e un ingegnere giapponese collaborano in missioni che richiedono un coordinamento quasi chirurgico. Alcuni droni rompono le reti di camuffamento; altri neutralizzano le difese; i più piccoli si introducono nei rifugi sotterranei.
«Pilotare un drone a fibra ottica tra gli alberi e farlo entrare nella bocca di un bunker è un lavoro di precisione estrema», ha detto Parus, ufficiale operativo dell’unità. «Nel bosco, il pilota deve volare come un gioielliere.»
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