
Argentina
Il governo ha deciso che anche la diplomazia ha bisogno di ripetizioni di grammatica: “contrattando, spiegando, chiarendo”. Mentre il Paese ripassa i verbi irregolari, la Farnesina firma uno regolarissimo: 114 milioni di pesos per lezioni di inglese. Nulla è più globale che esternalizzare pronuncia e pazienza insieme.
La senatrice Juliana Di Tullio porterà il caso in tribunale. Non per discutere la differenza tra “teacher” e “trainer”, ma per chiedere perché l’aula sembri, per coincidenza, nel salotto di famiglia del ministro. Nel nuovo manuale di etica pubblica, la vicinanza non scalda i banchi: li prenota.
L’appalto è stato assegnato per “specialità”. Una specialità curiosa: parlare inglese e avere il numero diretto del gabinetto. In un Paese pieno di istituti e povero di gare competitive, la “specialità” suona come un’arte marziale amministrativa.
È scattata la “procedura di integrità”. L’integrità, come il congiuntivo, si invoca quando la realtà non basta. Anticorruzione e organi di controllo certificano che i legami di sangue non sbagliano le consonanti.
Dal ministero ricordano che il fornitore è lo stesso dal 2018. Tradizione istituzionale: si ereditano le sedie, i fornitori e l’abitudine di fare il present perfect con gli stessi cognomi.
Il portavoce nega irregolarità. Traduzione simultanea: nessuna colpa, solo una coincidenza con accento di famiglia. Nella diplomazia delle smentite, il dubbio arriva sempre coi sottotitoli.
I documenti indicano che la proposta l’ha redatta la direttrice dell’ente, che è anche la moglie del ministro. Un dettaglio di stile: l’amore scrive anche i capitolati. Il romanticismo non è in organigramma, ma circola nei corridoi.
Nove mesi di contratto, prorogabili. Una gravidanza formativa. Se la trasparenza cresce sana, arriveranno baby shower di comunicati e battesimi di disposizioni.
La difesa è da manuale: tutto legale, tutto auditato, tutto pubblicato. Il problema è che la trasparenza non è un link: è un’abitudine. E le abitudini, quando sono di famiglia, si disimparano con fatica.
Di Tullio promette i tribunali. Il governo promette procedure. In mezzo, il contribuente promette di non ridere quando gli spiegano che l’etica è solo una questione di pronuncia.
Alla fine, lo Stato impara l’inglese; i cittadini imparano la pazienza; la politica sostiene l’orale allo specchio: coniuga l’“integrità” al futuro, boccia il presente e fa ricorso al gerundio.
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