supplemento di ElCanillita.Info, lo strillone latinoamericano
Mercoledì 26 Giugno 2019

Messaggio alla Conferenza Episcopale e a Papa Francesco I

18 ottobre, 2014

Mendoza, Argentina., 18.10.2014
Ci rivolgiamo ai membri dell’Eminente Conferenza Episcopale ed a Sua Eminenza Papa Francesco I, in vista della loro prossima riunione, per chiedere, in relazione a crimini contro l’umanità in cui, sistematicamente, non sono stati rispettati i principi costituzionali del giusto processo, che si formalizzi la necessità di chiudere questo capitolo tragico, vergognoso e controverso della nostra storia e si richiami alla riconciliazione nazionale.

Siamo un gruppo di ex membri delle Forze Armate e delle Forze di Sicurezza che attualmente sono detenuti nel penitenziario “San Felipe”, nella Provincia di Mendoza, accusati (sulla base di congetture e sospetti) di aver commesso crimini “contro l’umanità”. Questa detenzione arbitraria è rilevante in quanto con noi sono detenute anche le nostre famiglie, ancora più innocenti di noi.

Circa la sua origine, basata su una decisione politica congiunturale che ha distrutto le garanzie costituzionali, ve lo esponiamo nel documento che abbiamo a suo tempo consegnato nella vostra sede di Buenos Aires in calle Suipacha n. 1034, indirizzata al Presidente della Conferenza Episcopale Argentina, monsignor Jose Arancedo Maria – nello scorso mese di giugno.
[…]

La distorsione delle sentenze che denunciamo è confermata, in una nota pubblicata il 3 marzo 2014 nel giornale La Naciòn recentemente premiato per la sua indipendenza giornalistica, dallo storico Luis Alberto Romero. Lì si fa eco di una seria preoccupazione, che cresce sempre più, sul fatto che in quei processi non si applica la prova verificata, il beneficio del dubbio e la presunzione di innocenza. A tutto ciò si aggiunge la nomina arbitraria di giudici e pubblici ministeri in queste cause delicate, come pure l’esistenza di denunce per manipolazione di prove testimoniali ed arbitrarietà di altro tipo.

Lo storico sottolinea che non è meno grave lo scandaloso comportamento di pubblici ministeri che mancano di indipendenza ed imparzialità, e descrive anche altre irregolarità, qualificando il tutto come assolutamente inaccettabile. Come corollario, aggiunge, con vera ragione, che una sentenza del tribunale è legittima solo quando esistano e si siano portate prove che debbano ritenersi verificate, oltre ogni ragionevole dubbio.
E (dice) che se improvvisamente ci fossero manipolazioni o manovre irregolari nella fondatezza delle prove in questo tipo di casi, la giustizia sarebbe sostituita da una sete di rivalsa o di vendetta, che costituirebbe una barbarità. Molti scienziati si sono espressi in modo analogo.

Dall’iniziale dichiarazione dell’Accademia Nazionale di Diritto, Gregorio Badeni, Alfredo Solari, Moreno Ocampo, Pastor, Julio Strassera, il membro della Corte Suprema stessa. Carlos Fayt, ecc. abbiamo tuttavia voluto citare uno studioso di storia, per evidenziare che il fatto trascende la sfera giuridica per entrare nella questione sociale.

Di tutto ciò non abbiamo dubbi, come abbiamo esposto nel precedente articolo, dal momento che non vogliono, cosa che evidenza maggiormente le intenzioni politiche sottostanti e facenti capo ad un Potere Giuridico sottomesso, concedere il diritto agli arresti domiciliari per gli anziani ed i malati quando ci sia un aggravamento della loro malattia fino a portarne la morte.

Il comportamento imprudente del Governo, tuttavia coerente con il suo stile politico e con il trattamento del problema che ci affligge e che ha causato costernazione nelle famiglie argentine, è lo sfruttamento politico del Santo Padre effettuato con la visita della signora presidente Cristina Kirchner lo scorso 20 settembre. Allora, incautamente, uno dei suoi membri ha regalato una camicia di La Campora, gruppo politico che fin dall’inizio ha sostenuto teorie atee e che ora si mostra -riteniamo ipocritamente- amichevole con la Chiesa, che ha sempre gravemente offeso, essendo la sua dottrina di base coincidente con il pilastro ideologico del terrorismo e della faziosa storia attuale, che serve da fondamento alla vendetta che subiamo.

Siamo uomini delle Forze Armate e delle Forze di Sicurezza, non criminali. Abbiamo agito in difesa della Nazione e nel compimento di ordini emanati dal governo costituzionale, che obbedivano ad una necessità del popolo argentino, di tutti i settori politici e sociali ed alla manifesta opinione espressa della Chiesa, per combattere e sconfiggere il terrorismo che distruggeva il nostro paese.

Eravamo giovani, senza alcun potere di decisione
Siamo detenuti, stigmatizzati dai media sovvenzionati, con la conseguente lapidazione pubblica che ciò rappresenta, nella nostra maturità e vecchiaia, con la sofferenza dei nostri familiari che sono anch’essi bersaglio dello scherno alimentato dalla propaganda ufficiale. Data la nostra età, ovviamente la detenzione non ha una finalità di riabilitazione ma obbedisce ad una subalterna ossessione revanscista.
Nel frattempo, i predatori di ieri ed i corrotti di oggi restano in libertà e godono di benefici istituzionali. Il traffico di droga, genesi dei più svariati crimini, non merita la dovuta attenzione del Governo, tanto che a volte sembra essere stimolato dalle incertezze di una politica sbandata e forse interessata.

Senza dubbio, una saggia dichiarazione della Emerita Conferenza Episcopale a questo proposito ha innescato una reazione da parte del pubblico sul problema della droga e delle sue conseguenze e il Governo, nonostante la sua incapacità di affrontare le questioni sociali, ha avvertito allerta e preoccupazione.

La politica dei diritti umani, basata sulla vendetta a danno dei subalterni e sulla quale si regge un monumentale impianto di corruzione, stimola ed aumenta il clima di scontro e di intolleranza sociale che soffriamo oggi. Per le pressioni sul Potere Esecutivo ha seriamente influenzato la giustizia, con una distruzione morale, che è necessario riparare, ha indebolito lo Stato di Diritto che si era cercato di costruire dal 1983, e siccome la Giustizia, che in questo caso è istituzionalmente l’unica difesa, è stata fortemente intaccata, ci rivolgiamo all’autorità morale della Chiesa come strumento ultimo di fratellanza.

È che le forze politiche nel nostro paese oggi, in una apatia sempre più evidente, si rifiutano di affrontare la questione che ci riguarda, quindi, rinnoviamo la richiesta di un vostro intervento per affrontarla direttamente e di fronte alla società, mettendo fine alla logora affermazione della dittatura militare come fonte di tutti i mali che oggi patiamo, mentre in realtà il regime è stato un risultato previsto dagli stessi gruppi terroristici nella loro intenzione di prendere il potere politico in maniera violenta e atroce.
Le cose sono andate così. È immodificabile.

Ci turba il risultato della repressione, allo stesso modo dovrebbero turbarci le vittime causate da tali organizzazioni.

Vostre Eminenze: il vostro aiuto servirà a porre fine alla sofferenza di migliaia di famiglie ed a far terminare il dolore di una persecuzione ingiusta, gettando solide basi per invertire questa realtà indiscutibile.

Sappiamo che richiede che coloro che sono investiti di un’autorità morale assoluta convochino le autorità, i dirigenti delle forze sociali e la società nel suo insieme per cercare e trovare il percorso per il supremo obiettivo della concordia, che si potrà conseguire soltanto attraverso un’AMNISTIA, che è stata ciò per cui si svincolarono le organizzazioni terroristiche che iniziarono la guerra origine del problema in questione.

Non dobbiamo ignorare il problema della ineluttabile realtà riguardante l’identificazione e la ricerca dei bambini, casi per i quali non deve valere l’amnistia; ma affinché questo obiettivo sia completo quanto la concordia che si vuole raggiungere, si dichiari l’estinzione dell’azione penale di coloro che presero parte al fatto, a patto che ne denuncino l’esistenza nei tempi che le autorità abbiano fissato.

La figura che chiama a convocazione è la Chiesa stessa attraverso il Santo Padre e, per delegazione, la vostra Eminente Conferenza, come referenti religiosi e sociali rispettati e indiscussi che inevitabilmente costringeranno il Governo a smettere di usare questa pseudo politica dei Diritti Umani come strumento di odio e di vendetta.
Nei termini più appropriati che sapranno trovare le Vostre Eccellenze, come membri della Emerita Conferenza Episcopale Argentina, preghiamo Dio che mettano in atto questa soluzione e si trovi la strada per una proposta risolutiva.

Senza aggiungere altro e confidando nelle Vostre Eminenze Reverendissime per la comprensione dello spirito che ci anima, salutiamo nel nome di Dio con tutta la nostra più speciale considerazione.

Carlos Rico – Juan Giovarruscio

Fonte: SalaStampa.Eu
Informazione di dominio pubblico

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