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Venerdì 19 Aprile 2019

Putin dichiara guerra alle parolacce

1 giugno, 2014

Quadretto che in epoca fascista era comunemente esposto nei locali pubblici. La bestemmia era considerata un reato dal codice penale, che la inseriva tra le contravvenzioni. In Italia, la legge 205 del 25 giugno 1999 stabilisce che la bestemmia è un reato amministrativo.
 

Russia, 01.06.2014

Addio alle parolacce in tv, Putin firma il decreto “salva lessico”
Il lessico senza regole. La bestemmia. In Russia si è deciso di combattere le parolacce. Ai primi di maggio, il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che vieta l’uso di parolacce in TV e alla radio, nella stampa, nelle opere di letteratura, nell’arte, a teatro, negli spettacoli cinematografici e nelle dichiarazioni di tutti i soggetti pubblici.

Questa parte della lingua madre russa è così ampia che permette ai linguisti di produrre interi dizionari sul dato argomento. Ad esempio, per l’antologia “la parolaccia russa”, pubblicata nel 1994, gli autori hanno creato un dizionario. Nel libro sono raccolte le opere “oscene” del patrimonio folcloristico di autori noti e ignoti, poesie e racconti di prosa, proverbi e detti, epigrammi, stornelli e filastrocche. In russo, ci sono piccole e grandi curvature oscene. In totale gli esperti hanno raccolto 260 parole. Si ritiene che nel ventesimo secolo le conoscevano a memoria solo il poeta contadino Sergej Esenin e il conte Lev Tolstoj. La paternità è attribuita quasi del tutto a Pietro il Grande. In generale, la tradizione di usare parole oscene in Russia, dicono, si perde nei secoli.

“La Voce della Russia” ha rivolto a filologi e scrittori una domanda: qual’è la loro reazione alla nuova legge che vieta la parolaccia come tecnica artistica, per non parlare di altro. Il dottore studioso di cultura, scrittore, professore emerito presso l’Università Statale di Mosca Vladimir Elistratov, ha affrontato l’argomento con il rigore dello scienziato:

Strategicamente mi trovo d’accordo su questo. È giusto. Dobbiamo combatterlo. Ma tecnicamente sarà molto difficile. Perché il conflitto è nella legge stessa: se si dice che alcune parole non possono essere utilizzate, allora questa legge ricade sotto se stessa. Così come se non si usa la parola volgare incriminata, ma solo alcuni eufemismi. In russo ci sono alcune parole che sono ben note a tutti, le cosiddette quattro radici, da cui si diparte un vasto prontuario, buono per tutte le insinuazioni.

Andare oltre nello studio è molto interessante, continua Elistratov, poiché c’è un numero enorme di radici oscene o quasi oscene che non sono incluse nella lista. Che siano oscene oppure no, non è definito in modo specifico. E se vengano censurate oppure no. Per inciso, ecco i verbi che sono nati a causa delle bestemmie: censurare e affinare. Gli scrittori russi subiscono questo stesso taglio, dice Vladimir Elistratov:

A volte io stesso, quando scrivo racconti umoristici, non posso fare a meno di tagli, perché è così ampio l’uso, che tutta la gente lo utilizza. Anche Gogol’ non poteva farne a meno! Per non parlare di Dovlatov, Venedikt Erofeev … Cioè, a volte è ancora necessario perché fa parte della nostra vita. La parolaccia esiste, non c’è niente da fare. Ed è anche nella narrativa. Quando è possibile tagliarla, è preferibile. Rabbrividisco quando se ne sente il suono. In particolare, rabbrividisco quando si sentono a teatro o quando si usano nei talk show.

Lo scrittore Viktor Erofeev è scettico nei riguardi della nuova legge:

Penso che sia stupido. Fa parte del linguaggio. Scompare quando diventa semplicemente volgare, è il solito processo, come è stato con il francese, il tedesco e l’inglese. Nessuno l’ha vietata, e ora praticamente la parolaccia non ha più alcun significato. Ma non appena si vietano, queste parole iniziano a prosperare.

La scrittrice e drammaturga Maria Arbatova, al contrario, ritiene che la legge sia giusta:

Venire a teatro per ascoltare parolacce che fanno rabbrividire quando le si sente per strada? Non è chiaro il motivo per cui si dovrebbe pagare il biglietto per questo. Inoltre, io su internet rifiuto le persone che usano le parolacce. E mi stupisce che un gruppo di miei amici intellettuali siano arrivati ad un punto da non saper dire nemmeno un ciao, senza essere volgari. Io non sono una bigotta e a casa posso imprecare come mi va, ma questo è il linguaggio sottoculturale della mia famiglia. Ma c’è ancora la lingua ufficiale, la lingua con la quale le persone comunicano con gli estranei. Credo che questo provvedimento non sia stato tempestivo e che dovesse essere fatto da molto tempo. Se questo fosse accaduto dieci anni fa, non avremmo visto tanta spazzatura nella blogosfera .

L’artista ha tantissimi strumenti con cui può esprimere una qualsiasi emozione, dice Maria Arbatova. E ricorda la piéce di Gorky “I bassifondi”, che non utilizza alcun termine volgare senza perdere per questo la propria potenza artistica. Lo scrittore Alexei Varlamov non è così categorico:

Se lo facesse Venedikt Erofeev ne Moskva-Petuški (traduzione italiana it. “Mosca sulla Vodka”) io alzerei le mani e ammirerei il genio dello scrittore. Ma quando lo stesso metodo viene utilizzato dalle persone mediocri, ho un’avversione per il testo. Voglio dire: chi usa una parola volgare, rischia molto. Forse sarà lui a vincere. Ma vi sono serie possibilità che il disgusto sia più forte dell’ammirazione artistica.

D’altra parte, l’arte è sempre un rischio, e vale la pena rischiare, conclude lo scrittore.

Karina Ivaško

Fonte: © 2014 La Voce della Russia – SalaStampa.Eu.
Informazione di dominio pubblico

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