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Martedì 24 Settembre 2019

Arriverà dall’Ucraina una “primavera europea”?

1 febbraio, 2014

Kiev, Kyiv city, Ukraine. | 31.01.2014
Il 29 gennaio Seumas Milne, colonnista di The Guardian, ha commentato così la posizione della NATO sugli avvenimenti in Ucraina: “Ogni dubbio in merito al fatto che gli sforzi dell’Ue per corteggiare l’Ucraina siano strettamente legati alla strategia militare occidentale è stato dissipato oggi dal segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen, il quale ha dichiarato che l’accordo abortito con l’Ucraina poteva diventare un potente stimolo per la sicurezza euroatlantica”.

L’accordo dell’Ue con l’Ucraina è adesso vitalmente necessario anche per la NATO. Le recenti guerre in Medioriente sono state fallimentari, impopolari e molto dispendiose. Con la loro conclusione si è rafforzata la tendenza nei paesi europei alla riduzione delle spese per la difesa. Ma in Ucraina la presenza della NATO sarà economicamente giustificata.

Nel corso dell’espansione verso l’Est dell’Europa le condizioni degli accordi con i nuovi membri e partner nella sfera della difesa garantiscono tradizionalmente alle strutture finanziarie ed economiche dell’UE l’occupazione di nuovi mercati e risorse, l’espulsione e la soppressione dei concorrenti esterni e locali.

Ma nel caldo delle battaglie senza sangue per le nuove terre, gli strateghi europei sembrano perdere di vista la condizione principale di qualsiasi vittoria, ossia le retrovie sicure. L’esercito dei diplomatici e dei funzionari è impaziente di iniziare la marcia verso est, lasciando spensieratamente dietro le spalle i paesi battuti dalle multinazionali e dalle banche. I popoli di questi paesi speravano in un miracolo, ma i paesi poveri sono rimasti tali. I loro cittadini definiscono adesso l’UE “Francogermanica” e ritengono se stessi “europei di seconda classe”. Non tutti sono pronti a rassegnarsi a tale stato delle cose. Scontri violenti tra polizia e manifestanti, molto simili a quelli di Kiev, sono avvenuti in Europa molto prima che in Ucraina.

Ma la somiglianza più pericolosa è un’altra. Come in Ucraina, l’ondata di malcontento popolare in molti paesi europei è stata dominata da populisti e nazionalisti. I primi promettono una soluzione incredibilmente rapida di tutti i problemi, i secondi indicano i nemici e i metodi per conseguire gli obiettivi. I metodi dei radicali sono noti. In Ucraina le necessarie soluzioni sono state strappate alle autorità per mezzo di bottiglie molotov e mediante l’occupazione di edifici amministrativi.

Già nel marzo dell’anno scorso Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo, in un’intervista allo Spiegel ha ammonito sul pericolo reale di una “primavera europea” calda. Ha paragonato l’attuale radicalizzazione degli umori in Europa con quella degli anni ’30 ed ha lanciato un avvertimento: “I demoni sono stati cacciati via, stanno solo dormendo”. Secondo le sue parole, “chi ritiene che la eterna questione della guerra e della pace in Europa sia stata definitivamente seppellita compie probabilmente un errore fatale”.

A quanto risulta, proprio tale errore viene fatto dalle autorità europee quando si affrettano a realizzare un nuovo dubbio progetto geopolitico. Appoggiando apertamente i radicali e i nazionalisti sul “fronte ucraino”, svegliano inevitabilmente i “demoni” di casa propria.

D’altronde, i dirigenti dell’UE probabilmente ritengono che tutti i problemi interni dell’Europa possano essere risolti dagli organi finanziari responsabili degli “aiuti ai poveri”. Tali organi sono la Commissione Europea, la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale.

La loro unione, non si sa perché, è stata chiamata con la parola russa “trojka”. La trojka russa è un tiro di tre cavalli, adatto a percorrere velocemente grandi distanze. La “trojka” europea non può invece vantarsi di una marcia veloce e di vittorie evidenti. Il carro pesante con i problemi europei si muove molto lentamente. Sorge la domanda: dopo essersi svegliati i “demoni” europei aspetteranno pazienti un “happy ending”? L’ultima volta non l’hanno fatto.

Nella steppa, presso la città ucraina di Kakhovka, si erge un tachanka (carro in bronzo armato di mitragliatrice, ndr), cioè un’altra versione di trojka, ma con una mitragliatrice montata su ruote. Questo monumento ricorda le battaglie della guerra civile. La guerra allora scoppiò perché i problemi interni venivano ignorati in nome del conseguimento di vittorie esterne. Non vorrei che, per difendere l’economia europea dagli impetuosi “demoni” locali, sulla “trojka” europea venisse un giorno montata una mitragliatrice.

/s

Fonte: ruvr.ru – SalaStampa.Eu
Informazione di dominio pubblico
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