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Mercoledì 26 Giugno 2019

Poche parole per tante riflessioni su un “nulla di importante”

16 gennaio, 2014

Italia Oggi | 16.01.2014
Poche parole per tante riflessioni su un “nulla di importante”
di Stefano Davidson

Una cosa che mi sconvolge ogni sera è rendermi costantemente conto che le cose che Paolo Villaggio scrisse nel 1972 in un suo libro umoristico “Come farsi una cultura mostruosa”* oggi sono praticamente le domande del programma a quiz più se…guito dagli italiani, ma la cosa atrocemente significativa è che i concorrenti le sbagliano pure!!! Ma non basta, non solo il pubblico ed il conduttore ci ridono su, ma ci si sganascia per primo l’autore della castroneria, come se dir c*****e ti facesse diventare un personaggio dello spettacolo, una star (se fosse stata politica gli avrei anche potuto dar ragione, ma in questo caso…).

Questa cosa è emblematica, perchè nella sua drammatica comicità (che non si vedeva in TV dai tempi di Gianni Ippoliti e della sua “rivisitazione” di “Non è mai troppo tardi” del celeberrimo Maestro Manzi. Quest’ultima trasmissione però era fatta con persone che si dichiaravano ignoranti in partenza, a differenza di questa dove l’ignoranza gronda da tutte le parti, da sedicenti insegnanti, professori, studenti, professionisti e ciliegina sulla torta dal conduttore e dalle menti dei suoi fidi autori) è uno spaccato del Paese e del perché il tutto è arrivato a questo punto e lo sottolineo solo per i pochi che non avessero ancora messo a fuoco il problema.

L’Eredità non è un gioco a quiz, è l’esemplificazione di tutto quello che non va, perché anche il suo meccanismo (grazie a un regolamento studiato da un diversamente intelligente) è assolutamente surreale considerato che continua ad esaltare e a consentire l’aleatorietà del successo finale a discapito della meritocrazia (spesso e volentieri vince o va in finale colui che ha dato le risposte più allucinanti mai sentite, roba da ritiro di tutti i titoli di studio e credo anche della cittadinanza in certi casi).

Come se non bastasse come ogni cosa in cui lo Stato (la RAI è ancora pubblica si? Politicizzata e in mano a alle large intese lo so, ma sul pubblico ho tentennato, chissà perché?) deve darti qualcosa fa finta di farlo, e lì ti mandano a rispondere ad azzeccare una catena di parole il cui inizio è un ciccinino casuale (ovvero hai il 50% esatto di sbagliarla. E questo è dovuto non solo al fatto che tu possa fare un errore ma che invece lo avessero fatto in partenza gli autori prendendo fischi per fiaschi nel dare la giustificazione a quella come alle altre parole nella suddetta catena) che nella stragrande maggioranza dei casi manda via il “campione” con le pive nel sacco.

E tutto questo ti chiedono anche di pagarlo sia con i soldi del canone sia con quelli dei prodotti che, ovviamente, costano di più di quanto potrebbero perché fanno la pubblicità in TV per farti sapere che esistono. Che disaster fioi!

* “Come farsi una cultura mostruosa” estratti dalla prefazione e dal libro che trovate leggibile in […] (Internet, ndr): leggete e poi mi dite. E sono passati quarant’anni da allora, una generazione e mezza? Bene ci hanno ridotto a essere carne da Eredità, eLett(a)ori e quant’altro e noi cosa facciamo? Puntiamo il dito su…?… il signor Beppe da Genova! C***o che fenomeni!

Fonte: Stefano Davidson – SalaStampaEu
Informazione di dominio pubblico

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