supplemento di ElCanillita.Info, lo strillone latinoamericano
Venerdì 19 Aprile 2019

Oserà?

26 ottobre, 2012

Argentina Oggi | 21.10.2012
“Ogni guerra è una distruzione dello spirito umano”. Henry Miller

Dopo aver operato un cambio radicale ed ingiustificato nelle relazioni con l’Iran, ed in questo modo aver fatto rientrare l’Argentina nell’elenco dei paesi che il mondo occidentale considera al suo pari per il loro sostegno al regime tirannico degli ayatollah, e dopo aver annunciato la rinuncia della nazione -l’ha detto Aguinis (poliedrico scrittore argentino, ministro della Cultura dal 1983 al 1989 nel governo di Raùl Alfonsìn, ndt)- con la trovata di proporre che il processo dei terroristi in questione (i presunti colpevoli degli attentati contro l’ambasciata di Israele e del massacro all’AMIA, ndt) sia sostenuto in un terzo paese e con giudici locali, è ovvio che donna Cristina ha deciso di non porre alcun limite alla propria volontà.a, ovviamente, ha deciso di non rispettare il limite di controllo.

Ma, dopo il divorzio con Clarín (importante quotidiano argentino, il cui gruppo pubblica anche altri giornali, possiede la maggioranza di un canale televisivo, varie stazioni radio ed ha partecipazioni in altri progetti multimediali, ndt), la scena politica nazionale è cambiata radicalmente. Il cristi-kirchnerismo ha perso l’appoggio degli alleati chiave su cui ha contato fino alle elezioni di ottobre 2011 e, per mano sua, anche il controllo della strada; oggi si può dire che una delle professioni più pericolose in Argentina è quella di essere amico di questo governo, che ripaga così male i servizi prestati.

Sono emigrati dall’officialismo la CGT di Moyano (Confederazione Generale del Lavoro, il cui attuale presidente Hugo Moyano è stato simpatizzante del Governo fino agli scioperi dei trasportatori nel 2012, ndt) -ricordiamo l’atto in Avenida 9 de Julio (nel luglio 2011, ndt), quando ha chiamato la folla a votare per Cristina-, organizzazioni sociali, come Barrios de Pie e la Corrente Clasista y Combativa (Corrente Classista e Combattiva, ndt), e membri della sinistra come il Partido Obrero (Partito Operaio, ndt) e la Federación Agraria (Federazione Agraria, ndt).
Non ha nemmeno potuto conquistare la UATRE (Unione Argentina dei Lavoratori Rurali e degli Stivatori), di Momo Venegas, gli studenti universitari -i giovani tanto desiderati- che hanno preferito, al 93%, votare contro il “modello”, oppure la CTA (Centrale dei Lavoratori Argentini) di Micheli. Nel peggiore scenario possibile, tutti loro hanno deciso di agire insieme per protestare contro il Governo, ed hanno convocato uno sciopero nazionale che prenderà a schiaffi un Kirchner per la prima volta in tutto il suo regno.

Da parte sua, la classe media -come sta succedendo in tutto il mondo- ha perso la paura al ritmo dell’indebolimento dell’economia, ed i suoi problemi hanno dato un posto insolito alla corruzione, all’insicurezza ed all’inflazione tra le sue principali preoccupazioni, e sono convinto che l’8 novembre (2012, data in cui è stata programmata una mobilitazione internazionale contro il Governo, ndt) moltiplicherà di molte volte il 13 settembre (2012, ultima marcia e protesta di massa contro il Governo, ndt).

Il governo, per mantenere il controllo sulle forze armate e di sicurezza, pagava stipendi ragionevoli ma, con la pensione e dato che gran parte del salario era “in nero”, arrivava la fame; così, con questa pesante frusta, è riuscita a far abortire, all’origine, qualsiasi segno di ribellione. Lo sciopero dei prefetti e della polizia si è verificato quando hanno scoperto che, anche comportandosi come veniva loro richiesto, il semplice decorso del tempo li portava all’inferno della pensione, ed hanno messo il “modello” in una gabbia di ferro perché, se concede quanto gli si chiede, il malcontento si diffonderà in tutta la pubblica amministrazione e nei tre livelli -nazione, provincia e comune-, con un impatto fiscale insopportabile in questi tempi di vacche magre.

I pensionati, presenti e futuri, osservano con orrore come si dissangua la Anses (Ente Nazionale di Previdenza Sociale dello stato argentino, ndt), sia con prestiti diretti al Governo che con il finanziamento dei più folli progetti. Con la ribellione dei poliziotti, inoltre, hanno anche scoperto che, siccome la maggior parte dei salari statali sono “non remunerativi”, il Governo smette di fornire al Fondo di Sostenibilità più della metà di ciò che dovrebbe.

Che cosa possiamo aspettarci da giudici che non si vendono mai, ma si concedono in affitto, all’occupante della Casa Rosada? forse, il processo ad alcuni dei responsabili del crimine dell’Once (incidente ferroviario del 22 febbraio 2012 alla stazione Once-Undici in Buenos Aires, in cui morirono 51 persone e più di 700 furono ferite) potrà servire a dimostrarlo.

Giungiamo così alla domanda che dà il titolo a questa nota. In questo scenario, così complicato per le loro aspirazioni e dove i cittadini, anche quelli che non simpatizzano con il Clarin, hanno scoperto che è in gioco la libertà -in generale e, della stampa, in particolare-, donna Cristina ed i suoi linguisti hanno trasformato il 7D (7 dicembre 2012, data in cui entrerà in vigore la legge che vieterà le concentrazioni editoriali, ndt) in una replica locale dello sbarco in Normandia.

A dire il vero, e parlo come avvocato, quel giorno non succederà niente di speciale nei tribunali. Se il nuovo Giudice incaricato di occuparsi di questa causa ha deciso qualcosa, la parte -il Governo o il Clarin- che si sentisse danneggiata dalla sentenza la impugnerà e, più tardi, sarà la Corte d’Appello, o la Corte in caso di successo della legge “per saltum” (ricorso dal primo grado direttamente in Cassazione, ndt) che alla fine deciderà. Nè le incursioni di Alak (attuale Ministro della Giustizia e dei Diritti Umani, ndt) nè le spacconate dei senatori Fernández e Funes o della deputata Conti possono modificare questa realtà processuale, che non merita, da questo punto di vista, ulteriori commenti.

Il punto sono le vie di fatto a cui il Governo può ricorrere per imporre, quel giorno, la propria volontà. Ed è qui dove lo scenario che ho descritto in precedenza assume particolare rilevanza. Oserà donna Cristina prendere, con la forza delle armi, le società del gruppo Clarín? Per le informazioni che ho, molti poliziotti e prefetti si sono consultati con avvocati in merito alla legalità di un ordine di quel tipo, e sulle le possibilità di responsabilità penale per chi li esegue; il malcontento salariale ed il taglio orizzontale nella catena di comando sono altri elementi di cui tener conto se si pensa ad un’azione di questo tipo.

Allora, che cosa farà? Perché, come tutti sappiamo, i Kirchner sono riluttanti a retrocedere, tanto meno dopo essersi concretamente atteggiati in modo così agguerrito. Dal punto di vista della signora Presidente, se non succedesse niente il 7D sarebbe visto come una sconfitta dell’officialismo in piena regola e questo, nella sua mente, proprio non è ammissibile. Se la manifestazione dell’8 avrà il successo sperato -e questo preoccupa molto il Governo- è pensabile che sorgano, spontaneamente, molti volontari per mettere insieme una barriera umana che impedisca l’invasione delle società del gruppo Clarín. In tal caso, continuerà ad andare avanti la Casa Rosada? E con quali forze?
Dicembre promette di essere, in qualsiasi caso, un mese caldo in Argentina, specialmente perché i cittadini non sembrano disposti a tollerare nessun passo in più sulle libertà che la Costituzione garantisce.

Enrique Guillermo Avogadro, Abogado

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Fonte: SalaStampaEu
Informazione di dominio pubblico

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