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Venerdì 19 Aprile 2019

Hama, i massacri di ieri e di oggi

8 febbraio, 2012

Bashar el Assad, qui ritratto insieme al Ministro degli Esteri Italiano Franco Frattini, in occasione della sua visita in Siria nell’aprile 2009.
Le immagini riprese il mattino del giorno 7.02.2012 nella città di Hama, dimostrano che le forze armate dell’esercito siriano bombardano la popolazione senza pietà.

Hamah, Hama Governorate, Syria. | 07 febbraio 2012 – Il massacro di Hama (Majzarat Hama) fu la conseguenza di una feroce repressione scatenata dal preidente siriano Hafiz’ al-Asad contro gli insorti della città di Hama, nel febbraio 1982.

Il numero dei morti e degli scomparsi non si è mai saputo con precisione, ma si stima che siano stati più di venticinquemila, a causa della brutale repressione del governo di Hafiz’al-Asad contro la popolazione.

Storicamente è dimostrato che i motivi, che spinsero il governo di Hafiz’al-Asad a commettere tali atrocità, fu la ribellione della popolazione influenzata dai “Fratelli Mussulmani”, che in passato avevano iniziato una lotta armata contro il regime Ba’thista, attentando direttamente contro la vita del presidente Hafiz’al-Asad e mettendo bombe in varie istituzioni governative.

I “sunniti” considerano gli “alauiti” come una setta eretica, perché pretendono allontanarli dall’Islam, e non hanno mai accettato di essere governati da politici “non mussulmani”.

Hafiz’al-Asad abbracciò il “secolarismo” contraendo un’alleanza con l’Unione Sovietica, molto impopolare in quegli anni per aver invaso militarmente l’Afganistan nel 1979, fatto questo che aumentò la tensione tra il governo e l’egemonia religiosa sunnita del paese.

Il secolarismo fece sì che molti membri delle minoranze religiose siriane, per esempio la “alauita”, la “drusa” ed i credenti della dottrina cristiana appoggiassero Hafiz’al Sadad per timore di un governo dominato dalla comunità mussulmana sunnita, sotto il quale, a suo scapaito, sarebbe stato impossibile esprimere idee diverse da quelle di una politica caratterizzata dall’intolleranza religiosa.

Il 2 febbraio 1982 la popolazione di Hama in gran parte “sunnita”, guidata da 150 ufficiali, si sollevò contro la dittatura del Presidente “alauita” Hafiz’al Asad, reagendo ad una serie di arresti di seguaci fondamentalisti.

Le forze armate siriane, organizzate e guidate da Rifa’at al-Asad, fratello del presidente stesso, risposero con un durissimo assedio e bombardarono la popolazione di Hama per 27 giorni. Ed applicarono la politica della “distruzione totale” sulla città ricca di gioielli architettonici dell’età “zengide” e “zengide” e “ayyubide”, che furono abbattuti.

Quando l’esercito e le forze di sicurezza di Hafiz’al-Asad si ritirarono dalla città, massacrarono tutta la popolazione, soprattutto all’interno delle colonie, dove si trovavano i rifugiati politici, torturando e giustiziando gli oppositori della dittatura, veri o presunti.

All’epoca, l’opinione pubblica venne a conoscenza di quei fatti con grande ritardo, a causa del ferreo controllo adottato dal regime siriano soprattutto sui mezzi di informazione, senza contare la distrazione della stampa occidentale, impegnata con la contemporanea guerra in Libano.

La repressione di Hama è stata descritta come “Un atto letale singolare, messo in atto da un governo arabo contro il proprio popolo” (Robin Wright, Dreams and Shadows: the Future of the Middle East, Penguin Press, 2008, pp. 243-244).

Ora, nell’era “mediatica”, dove le comunicazioni sono istantanee, la “società globale” può vedere nella finestra di “YouTube” i brutali assassinii che continia a commettere il successore di Hafiz’al-Asad, suo figlio Bashar el Assad, qui ritratto insieme al Ministro degli Esteri Italiano Franco Frattini, in occasione della sua visita in Siria nell’aprile 2009.

È molto probabile che il presidente Bashar el Assad voglia governare seguendo i passi del padre, facendo credere all’opinione pubblica che lotta in un paese mussulmano in difesa del “secolarismo”, cioé di una società neutra sulle questioni riguardanti il credo spirituale, e che non da nessun privilegio statale o sovvenzione alle religioni.

Ma la realtà è un’altra perch, avendo suo padre Hafiz’al Asad eliminato tutti i partiti politici, è difficile credere che Bashar rivendichi una pluralità religiosa. È più facile constatare che desidera unicamente restare con la propria dinastia al potere in eterno. Questo è l’unico motivo per cui stermina i suoi nemici, massacrando senza discriminazione il popolo siriano…

Ma la cosa grave è che la nostra società “civile” guarda tali atrocità come fossero un film. E peggio ancora, perché continua a tacere come 30 anni fa, nonostante sia testimone di tali crimini contro l’umanità.

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Fonte: SalaStampaEu
Credito foto: PresidentAssad.net

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