supplemento di ElCanillita.Info, lo strillone latinoamericano
Mercoledì 26 Giugno 2019

Bolli e pupe

30 luglio, 2013

Area Industriale Ricogno, Dronero (CN). | 14.06.2013
Nel 1988, dopo 16 anni di lavoro come dipendente, il signor Carlo decide che è ora di fare il grande passo ed avvìa un’attività in proprio, aprendo una carrozzeria a Pratavecchia, frazione di Dronero, in un modesto capannone di circa 150 mq. Dopo quattro anni l’ambiente troppo piccolo lo spinge ad allungare ulterioremente il passo ed a costruire una struttura di 500 mq, con annessa abitazione, a Ricogno, nell’allora nascente zona industriale di Dronero.

Per 15 anni ha modo di sperimentare gioie e dolori dovuti all’alternarsi di vari apprendisti finché, una decina di anni fa, un collega d’altri tempi nonché valente verniciatore lo affianca nella conduzione dell’attività, seppure in veste di dipendente.

Una carrozzeria ben attrezzata come questa è piena di arnesi più o meno curiosi, il cui uso è sconosciuto ai non addetti ai lavori.
Ma mentre il forno non desta particolare stupore, sebbene abbia dimensioni tali da poter ospitare un furgone e cuocia vernici anziché pane, gironzolando nell’officina si incontrano strumenti meno eloquenti.

Per esempio, il “banco di riscontro” è un perfetto sconosciuto dalle doti insospettate. A prima vista le due rotaie lo fanno sembrare ad un normale ponte per il sollevamento delle auto in riparazione. Ma il suo segreto si nasconde tutto in un armadietto poco più in là, dove stanno uno vicino all’altro tanti cilindri di varie dimensioni, indispensabili per svolgere un’importante missione: riportare in forma le auto “fuori forma”.
E dopo aver posizionato l’auto incidentata sulle apposite guide, ecco che entra in gioco la perizia del carrozziere che, sistemando e regolando quei cilindri in posizioni ben definite a seconda del tipo d’auto e secondo gli schemi di un apposito prontuario, riesce a determinare l’entità della deformazione ed il tipo di intervento da applicare.
A questo punto, fissate delle catene nei punti giusti, inizia l’opera di tiraggio e quella che era una struttura contorta torna ad avere la forma originale.

Chi ripara auto da così tanti tempo, sa anche raccontare quali cambiamenti ci siano stati nel modo di lavorare. Per esempio, questa attrezzatura viene utilizzata sempre più di rado, perché specialmente nelle auto più recenti, a causa della lamiera sempre più sottile, è molto difficile intervenire e ridurre le ammaccature con questo procedimento, tanto che tempo addietro venivano riparate in questo modo almeno due macchine ogni mese, attualmente circa due all’anno.

Infatti si ricorre alla più economica stuccatura oppure alla più dispendiosa sostituzione del pezzo. Una delle conseguenze di queste scelte forzate è anche l’impossibilità per i giovani di fare pratica ed acquisire esperienza su questa lavorazione prettamente artigianale. In compenso, le scuole di settore in questi ultimi anni hanno iniziato a formare “battilastra” specializzati.

Qualcosa va anche detto in merito al calo del lavoro dovuto alla crisi generale. Siccome le auto subiscono una forte svalutazione dopo appena 5 anni ed i pezzi di ricambio hanno costi elevati, è antieconomico intervenire su un mezzo danneggiato in modo ingente, mentre nel caso di ammaccature non molto gravi i clienti sempre più spesso rinunciano alla riparazione, destinando il loro denaro ad altre spese inevitabili o più necessarie.

Tra le pazienti sottoposte a cura il titolare ricorda una Pantera de Tomaso e molte sono state le Fiat 500 anni ’70 a passare di qui per un restauro.

Fin’ora abbiamo parlato di bolli, ma spieghiamo cosa centrano le pupe, raccontando un aneddoto.
Qualche anno fa, poco prima di Natale entrava in officina una rappresentante di vernici mai vista prima, e questo non soltanto perché varcava per la prima volta quella soglia, ma anche perché mai si era vista da quelle parti una venditrice così.
L’abbigliamento, particolarmente succinto nonostante la stagione fredda, lasciava poco spazio all’immaginazione, mentre l’insistenza nel promozionare i prodotti la facevano sembrare una caricatura di se stessa. Siccome dava segno di non volersene andare, se non a vendita conclusa, nell’accompagnarla alla porta qualcuno, che aveva interrotto il lavoro all’arrivo del personaggio, aveva appoggiato la mano sporca di polvere di gesso sul fondo-schiena della pelliccia scura che lei indossava, lasciando una bella impronta bianca.

Va anche ricordato, nel tentativo di contribuire alla soluzione del problema, che anni fa il comune ha disposto una rititolazione delle vie proprio nella zona industriale dove si trovano la carrozzeria e molte altre attività industriali ed artigianali. Questa operazione, oltre alle ovvie variazioni in ambito burocratico a cui ha costretto tutte le aziende, le ha danneggiate e penalizzate per via della difficoltà ad essere ubicate e trovate sia dai clienti che dai fornitori, nonostante l’uso dei navigatori satellitari…

© 2013 Pirunel – Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata – Redazione e credito foto: Ines Beltramo

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