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Mercoledì 20 Marzo 2019

Archi e dintorni

8 luglio, 2013

Villar San Costanzo (CN). | 07.07.2013
Quella di Enrico era, e tutt’ora è, una vera passione, di quelle che ti prendono per tutta la vita e sono così forti da essere contagiose.
Fin da ragazzo aveva trasformato in arco innumerevoli listelli di legno, ma a mettere le basi per una nuova e mirata iniziativa è stato lo scoprire che anche il suo collega di lavoro Francesco condivideva questo suo interesse.

È curioso che lo spunto sia stata una cartolina degli affreschi quattrocenteschi realizzati nella cappella di San Sebastiano a Celle Macra dal pittore itinerante piemontese Giovanni Baleison. Quasi fosse una freccia, i due amici sono stati colpiti dal realismo con cui l’artista aveva rappresentato archi ed arcieri, tanto da far pensare che avesse avuto dei modelli a disposizione, se non addirittura che lui stesso fosse esperto in materia.
Era l’anno 1992, ma soltanto nel 1996 è stata costituita una vera e propria associazione senza fini di lucro, con il mome di L’Arc, di cui Enrico naturalmente è presidente.

Negli anni 90 si era sviluppato a livello popolare un certo interesse per il tiro con l’arco, che aveva poi riscosso notevole successo fino all’anno 2010, subendo un declino nei successivi.
Ma tra i tanti gruppi che all’epoca si erano formati tra persone dedite a questa passione, L’Arc fin dalla stesura del proprio statuto si è contraddistinta per la volontà di studiare seriamente armi, munizioni, attrezzi e suppellettili antichi e di ricrearli in modo fedele, utilizzando quindi materiali e mezzi che verosimilmente potevano avere a disposizione gli uomini dell’epoca.

Partendo quindi dall’iconografia mediovale in loco, e ricavando informazioni anche da alcuni testi francesi degli anni sessanta oltre che da fonti scientifiche su quelle che erano flora, fauna e condizioni geologiche e climatiche dell’epoca, sono stati costruiti anzitutto gli attrezzi che potevano aver utilizzato gli uomini del posto per procurarsi e lavorare il legno fino a farlo diventare un arco.

A dispetto del nome, guida questa quarantina di amici un comune desiderio di scoprire con mezzi empirici e di sperimentare in prima persona non soltanto come fossero fatti gli archi di un tempo, ma anche in quale modo vivessero i nostri antenati. Degli associati, una ventina proviene dal Piemonte, gli altri da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Sardegna, Puglia e Liguria. Periodicamente si incontrano e mettono all’opera competenze diverse: per esempio, Mauro è uno specialista in preistoria, Fulvio ha un’ampia cultura nelle tecniche di costruzione del passato, Luca è uno scheggiatore, cioé lavora la selce e l’ossidiana per ricavarne scaglie poi utilizzate come lame, oltre ad essere esperto in tecniche di accensione del fuoco e di cottura di terraglie. Costruiscono e poi sperimentano ogni singolo pezzo ripercorrendo i gesti della quotidianità, alla continua ricerca di soluzioni basate su necessità da un lato e disponibilità di mezzi dall’altro.

Ed il punto di forza è stato senz’altro il rigore con cui tutto il gruppo, ed in vari ambiti, ha portato avanti questa attività di ricerca, acquisendo prestigio ed autorevolezza presso studiosi e musei, anche d’oltralpe. Ma un pesante vuoto si è creato nel 2007 per l’improvvisa e prematura scomparsa di Livio Mano, grande studioso di archeologia preistorica, prima collaboratore e poi direttore del Museo Civico di Cuneo. Per alcuni anni c’era stato un fitto interscambio con questo studioso appassionato e competente, che era riuscito a coinvolgere anche la pubblica amministrazione in iniziative per valorizzare questa particolare e trascurata sezione della Storia dell’Uomo.

E così nel 2004 era stata organizzata a Cuneo nella chiesa sconsacrata di San Francesco (ora Museo Civico), la solenne cerimonia di vestizione di un cavaliere, con tanto di cavalcatura, costumi ed ambientazione meticolosamente riprodotti. Nel 2006 invece, al Parco Fluviale di Cuneo il gruppo aveva simulato un vero e proprio assedio: era stata costruita a grandezza naturale una catapulta ad arco, che era stata utilizzata per lanci contro una sagoma in legno a forma di castello. Anche in questo caso, si era cercato di riprodurre in modo fedele attrezzature e tecniche di costruzione delle armi.

Attualmente la catapulta smontata riposa in un magazzino, per mancanza di spazi espositivi sufficienti, ma una sua gemella fa bella mostra di sè e viene utilizzata per simulare combattimenti medioevali alla Rocca di Radicofani, millenaria fortezza senese.

Nel Parco Alpe Veglia è stato anche costruito nel 2011 un riparo sottoroccia del mesolitico, nell’ambito di un progetto Interreg Italia-Svizzera.

L’associazione ha più volte partecipato a rievocazioni storiche in Lombardia, in Emilia Romagna ed in Svizzera, e collabora non soltanto con il Museo Civico di Cuneo, ma anche con il Museo di Tenda (Francia, Valle Roya) e con il Museo della Preistoria di Quinson (Francia, Alta Provenza), ai quali ha fornito molti pezzi in esposizione permanente, con il Museo Archeologico di Arona (Novara) e con il Museo Archeologico di Pula (Sardegna).

Proprio con quest’ultimo, con la Provincia di Cagliari e con Angela Demontis, associata isolana ed autrice di un libro in cui riporta lo studio di alcuni bronzetti nuragici, negli ultimi anni si è intrecciato un lavoro di riproduzione dell’abbigliamento e delle suppellettili dell’età del bronzo.
Ne è risultato materiale per una mostra itinerante che ha effettuato più di venti tappe in varie località d’Italia, sostando anche nei primi mesi del 2013 al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
Della mostra, e dell’attività di preparazione della stessa, si è anche occupata la puntata del 26 aprile 2013 della trasmissione Rai “Geo&Geo”, a cui hanno partecipato Enrico e Luca.

Il Centro Ricerche di Archeologia Sperimentale organizza ogni anno giornate in cui si realizzano dimostrazioni e laboratori aperti al pubblico, ed è visitabile ogni seconda domenica del mese una mostra permanente dal nome “L’arco nella storia”, allestita presso la Sala Polivalente di Villar San Costanzo, ambiente messo a disposizione dal Comune che nel 2011 ha anche concesso all’associazione l’uso di un’area di 14.000 metri quadri, con bosco, ruscello e prati su cui si progetta di costruire un ambiente storico dell’età del bronzo.
Si spera in questo modo di poter ampliare in un futuro abbastanza prossimo l’offerta di attività didattica, che attualmente si svolge in prevalenza presso scuole del territorio, e magari anche di offrire un’attrazione turistica all’insegna della conoscenza storica. I tempi per coronare questo progetto, nonostante la disponibilità non soltanto degli associati a prestare la propria opera nei lavori di costruzione, dipendono essenzialmente dalla reperibilità di fondi, cronicamente introvabili quando si parla di iniziative culturali.

Forse non aveva mai sentito parlare del medioevo chi, vedendo alcuni membri dell’associazione che di ritorno da una manifestazione storica in Sardegna facevano spesa in un supermercato vestiti in perfetto costume longobardo, li guardava con sospetto commentando che forse si trattava di “appartenenti ad una setta”…

© 2013 Pirunel – Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata – Redazione e credito foto: Ines Beltramo

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