supplemento di ElCanillita.Info, lo strillone latinoamericano
Mercoledì 20 Marzo 2019

Assediati dalle ruspe

13 ottobre, 2012

Immagini della tipografia i cui locali presto saranno demoliti (Foto: I.B.)

Caraglio (CN). | 13.10.2012
Avrebbero continuato ancora per qualche anno la loro pluridecennale attività di stampatori, ma i lavori per la costruzione di un parcheggio a gennaio spazzeranno via anche la loro officina, unica superstite del vecchio caseggiato abbattuto per far posto ad un edificio residenziale.

In quel locale di Caraglio sulla vecchia strada di Cuneo, in origine adibito a granaio e poi ad officina di verniciatura di biciclette, ventitrè anni fa un compositore (di caratteri tipografici) ed uno stampatore, già colleghi per un ventennio in una tipo-litografia del vicino paese in cui avevano lavorato inizialmente da apprendisti e poi come dipendenti, decidevano di aprire un’attività propria.

Si attrezzarono inizialmente per due diversi sistemi di stampa: quello tipografico, che utilizzava i sempre più rari caratteri in rilievo, rappresentava quasi un omaggio alla tradizione; quello offset era invece più versatile ed è quello maggiormente utilizzato ancora oggi.

Senza perdere di vista i cambiamenti che il progresso imponeva, una decina di anni fa hanno aggiunto tra i servizi offerti anche la stampa digitale, in assoluto più conveniente in caso di basse tirature.

La tecnologia ha messo gradatamente in crisi dopo il ’90 le piccole tipo-litografie come questa. Quasi in ogni ufficio ed abitazione ci sono un personal computer ed una piccola stampante, che realizzano parte del lavoro un tempo esclusivo appannaggio del tipografo, ma anche l’informatizzazione ed il diminuito uso dei documenti cartacei hanno dato il loro negativo contributo.

Ma c’è un altro fenomeno, poco noto ai non addetti ai lavori: i titolari raccontano di subire la concorrenza locale di chi offre servizi di riproduzione, che però non viene realizzata sul posto ma affidata ad aziende del sud Italia oppure di paesi dell’Est, che praticano entrambi prezzi inferiori, grazie ad una manodopera irregolare e sottopagata.

Questa situazione, unita alle impegnative e complicate pratiche burocratiche che sarebbero necessarie per il trasloco dell’attività prima dell’arrivo delle ruspe, hanno fatto maturare la decisione di cederla in toto.

Ma mentre i clienti saranno presi in consegna e trattati con ogni riguardo dai nuovi proprietari che ne stanno già trattando l’acquisizione, è quasi scontato che gli ormai obsoleti caratteri tipografici saranno portati in fonderia e rifusi per recuperare il metallo di cui sono fatti. E non è difficile immaginare che le casse tarlate che li contengono diventeranno legna da ardere. Così sarà rottamato un altro pezzo di storia dell’uomo, essendo utopistico pensare che il Museo della Stampa di Mondovì accolga tutti questi cimeli.

Dal laboratorio negli anni sono usciti stampati commerciali di ogni genere, biglietti da visita, inviti, opuscoli, depliant e locandine, ma anche periodici locali come il Caragliese ed il Maira per una trentina d’anni proprio qui hanno messo i loro articoli nero su bianco per i lettori.

I titolari della tipografia raccontano di quando, poco più di dieci anni fa, le due testate si erano unite: a fine mese si andava in stampa la notte ed al mattino di buon’ora partivano i pacchi di giornali pronti per la spedizione a domicilio. Ma dopo circa un anno, il sodalizio si era interrotto a causa di alcune divergenze, e così loro erano stati sollevati dai lavori notturni.

Anche Il Drago, mensile della vicina Dronero diventato da un anno Dragone, viene stampato da loro.

Nella lunga lista delle loro riproduzioni c’è invece un solo libro. “Storie di povera gente” era una raccolta di racconti, in parte inventati ed in parte ispirati a storie vere del dopoguerra, scritto e stampato nell’anno 2000 da uno dei titolari. Il libretto non ha mai raggiunto le librerie, nè aveva la pretesa di farlo, frutto com’era di una pura passione personale per la scrittura.

Non sono mancati clienti che, condizionati nel loro immaginario da certe divertenti pellicole d’altri tempi, facendo una ritrita battuta nel tentativo di essere a tutti i costi spiritosi, chiedevano se per caso lì non si stampassero anche banconote…

Ma c’è anche stato qualcuno, mai diventato loro cliente, che ha chiesto un preventivo per riprodurre materiale pornografico.

Altri pensavano che il loro depliant sarebbe stato riprodotto per mezzo di clichè, particolare matrice di stampa che ormai non si utilizza più: quella parola ormai sopravvive nella lingua parlata soltanto come sinonimo di stereotipo, cioé di concetto astratto e schematico.

Qualsiasi stampato, anche il più modesto, è il risultato finale di molte competenze, e non è un caso che per secoli la tipografia ed in genere i procedimenti di riproduzione siano stati definiti nel loro insieme come “Arti grafiche”, riconoscendo loro prerogative artistiche.

In passato era essenziale una spiccata manualità, ed artigiani orafi ed orologiai hanno contribuito fortemente allo sviluppo di elementi e di tecniche per una più facile e copiosa riproduzione a mezzo stampa, elemento essenziale ed unico fino a pochi anni fa per la diffusione e l’allargamento della cultura.

In qualsiasi epoca storica, il lavoro in questo campo è stato socialmente utile, ponendosi al servizio della comunicazione umana e del progresso.

© 2013 Pirunel – Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata – Redazione e credito foto: Ines Beltramo

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